Volume 3

Edizione Giuntina
    con quello tutto intero lo ritrasse co' suoi abiti indosso alla moresca
    in un muro bianco. Onde essendo dagli altri schiavi detto questo
    al padrone, perché a tutti un miracolo pareva, non s'usando il dise-
    gno né la pittura in quelle parti, ciò fu causa della sua liberazione
5   dalla catena dove per tanto tempo era stato tenuto: veramente è
    gloria di questa virtù grandissima, che uno a cui è conceduto per leg-
    ge di poter condennare e punire, faccia tutto il contrario, anzi in
    cambio di supplicio e di morte s'induca a far carezze e dare liber-
    tà. Avendo poi lavorato alcune cose di colore al detto suo padrone,
10   fu condotto sicuramente a Napoli, dove egli dipinse al re Alfon-
    so, allora duca di Calavria, una tavola a tempera nella cappella del
    castello, dove oggi sta la guardia. Appresso gli venne volontà di
    ritornare a Fiorenza, dove dimorò alcuni mesi; e lavorò alle Donne
    di S. Ambruogio all'altare maggiore una bellissima tavola, la quale
15   molto grato lo fece a Cosimo de' Medici, che per questa cagione
    divenne suo amicissimo. Fece anco nel capitolo di Santa Croce una
    tavola, e un'altra che fu posta nella cappella in casa Medici,
    e dentro vi fece la Natività di Cristo. Lavorò ancora per la moglie
    di Cosimo detto una tavola con la medesima Natività di Cristo e
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Edizione Torrentiniana
20   intero lo ritrasse co' suoi abiti indosso alla moresca in un muro bianco.
    Fu dagli altri schiavi detto questo al padrone, perché a tutti un miracolo
    pareva, non s'usando il disegno né la pittura in quelle parti; e ciò fu
    cagione di dargli premio e di liberarlo da la catena dove per tanto tempo
    era stato tenuto: veramente gloria di questa virtù grandissima avere
25   forza, con uno a cui è conceduto per legge di poter condannare e punire,
    di far tutto il contrario, anzi d'indurlo a fargli carezze et a dargli li-
    bertà in cambio di supplicio e di morte. Lavorò con colori alcune cose
    segretamente al padron suo che, liberatolo, sicuro a Napoli con premio
    portar lo fece, dove egli dipinse al re Alfonso, allora duca di Calavria,
30   una tavola a tempera nella cappella del castello, dove oggi sta la guar-
    dia. Appresso gli venne volontà di ritornare a Fiorenza, dove dimorò
    alcuni mesi; e lavorò alle Donne di S. Ambruogio allo altar maggiore
    una bellissima tavola, la quale molto grato lo fece a Cosimo de' Medici,
    che per questa cagione divenne suo amicissimo. Fece anco nel capitolo
35   di Santa Croce una tavola, la qual finita che fu, ne fece un'altra che fu
    posta nella cappella in casa Medici, e dentro vi fece la Natività di
    Cristo. Lavorò ancora per la moglie di Cosimo detto una tavola con la
    medesima Natività di Cristo e San Giovanni Batista per mettere all'ermo
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