Volume 2

Edizione Giuntina
    i pittori di quell'età. Trattò finalmente de' musaici, del macinare i
    colori a olio per far campi rossi, az[z]urri, verdi e d'altre maniere,
    e de' mordenti per mettere d'oro, ma non già per figure. Oltre l'opere
    che costui lavorò in Fiorenza col suo maestro, è di sua mano, sotto la
5   loggia dello Spedale di Bonifazio Lupi, una Nostra Donna con cer-
    ti Santi, di maniera sì colorita ch'ella si è insino a oggi molto bene
    conservata.
    Questo Cennino, nel primo capitolo di detto suo libro, parlan-
    do di se stesso dice queste proprie parole: «Cennino di Drea Cen-
10   nini da Colle di Valdelsa: fui informato innella detta arte dodici
    anni da Agnolo di Taddeo da Firenze mio maestro, il quale imparò
    la detta arte da Taddeo suo padre, el quale fu battezzato da Giotto e
    fu suo discepolo anni ventiquattro, el quale Giotto rimutò
    l'arte del dipignere di greco in latino e ridusse al moderno, e l'ebbe
15   certo più compiuta che avesse mai nessuno ». Queste sono le proprie
    parole di Cennino, al quale parve, sì come fanno grandissimo bene-
    fizio quelli che di greco traducono in latino alcuna cosa a coloro che
    il greco non intendono, che così facesse Giotto, in riducendo l'arte
    della pittura d'una maniera non intesa né conosciuta da nessuno (se
20   non se forse per goffissima) a bella, facile e piacevolissima maniera
    intesa e conosciuta per buona da chi ha giudizio e punto del ragio-
    nevole.
    I quali tutti discepoli d'Agnolo gli fecero onore grandissimo, et
    egli fu dai figliuoli suoi, ai quali si dice lasciò il valere di cinquanta-
25   mila fiorini o più, sepellito in Santa Maria Novella nella sepoltura
    che egli medesimo aveva fatto per sé e per i descendenti, l'anno di
    nostra salute MCCCLXXXVII.
    Il ritratto d'Agnolo fatto da lui medesimo si vede nella capella
    degl'Alberti in Santa Croce nella storia dove Eraclio imperatore porta
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Edizione Torrentiniana
30   dipoi lavorando si morì. E tutti questi discepoli in tale arte gli fecero
    onore.
    Fu Agnolo da' figliuoli suoi con tenere lagrime pianto e con onore
    grandissimo in Santa Maria Novella sepellito nella sepoltura che egli
    medesimo aveva fatta per sé e per i discendenti, l'anno della salute
35   MCCCLXXXVII. E gli fu fatto poi questo epitaffio:
    ANGELO TADDEI F. GADDIO INGENII ET PICTURAE GLORIA
    HONORIBUS PROBITATISQUE EXISTIMATIONE VERE MAGNO
    FILII MOESTISS. POSUERE.
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