Volume 6

Edizione Giuntina
   
DESCRIZIONE DELL'OPERE DI GIORGIO VASARI
   
PITTORE E ARCHITETTO ARETINO.
    Avendo io infin qui ragionato dell'opere altrui con quella maggior
    diligenza e sincerità che ha saputo e potuto l'ingegno mio, voglio anco
5   nel fine di queste mie fatiche raccorre insieme e far note al mondo
    l'opere che la divina Bontà mi ha fatto grazia di condurre; perciò che,
    se bene elle non sono di quella perfezzione che io vorrei, si vedrà non-
    dimeno, da chi vorrà con sano occhio riguardarle, che elle sono state
    da me con istudio, diligenza et amorevole fatica lavorate, e
10   perciò, se non degne di lode, almeno di scusa, sanzaché, essendo pur
    fuori e veggendosi, non le posso nascondere. E però che potrebbono
    per aventura essere scritte da qualcun altro, è pur meglio che io con-
    fessi il vero et accusi da me stesso la mia imperfezzione, la quale co-
    nosco davantaggio: sicuro di questo, che se, come ho detto, in loro
15   non si vedrà eccellenza e perfezzione, vi si scorgerà per lo meno un
    ardente disiderio di bene operare et una grande et indefessa fatica e
    l'amore grandissimo che io porto alle nostre arte. Onde averrà, se-
    condo le leggi, confessando io apertamente il mio difetto, che me ne
    sarà una gran parte perdonato.
20   Per cominciarmi dunque dai miei principii, dico che avendo a ba-
    stanza favellato dell'origine della mia famiglia, della mia nascita e
    fanciullezza, e quanto io fussi da Antonio mio padre con ogni sorte
    d'amorevolezza incaminato nella via delle virtù, et in particolare del
    disegno, al quale mi vedeva molto inclinato, nella Vita di Luca Si-
25   gnorelli da Cortona mio parente, in quella di Francesco Salviati e in
    molti altri luoghi della presente opera, con buone occasioni non starò
    a replicar le medesime cose. Dirò bene che dopo avere io ne' miei
    primi anni disegnato quante buone pitture sono per le chiese d'Arez-
    zo, mi furono insegnati i primi principii con qualche ordine da Gu-
30   glielmo da Marzilla franzese, di cui avemo di sopra raccontato l'opere
    e la vita.
    Condotto poi, l'anno 1524, a Fiorenza da Silvio Passerini cardinale
    di Cortona, attesi qualche poco al disegno sotto Michelagnolo, An-
    drea del Sarto et altri. Ma essendo, l'anno 1527, stati cacciati i Medici
35   di Firenze, et in particolare Alessandro et Ippolito, coi quali aveva
    così fanciullo gran servitù per mez[z]o di detto cardinale, mi fece tor-
    nare in Arezzo don Antonio mio zio paterno, essendo di poco avanti
    morto mio padre di peste; il quale don Antonio, tenendomi lontano
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