Volume 6

Edizione Giuntina
   
DESCRIZIONE DELL'OPERE DI IACOPO SANSAVINO
   
SCULTORE FIORENTINO.
    Mentre che Andrea Contucci, scultore dal Monte Sansavino, aven-
    do già acquistato in Italia et in Ispagna nome, dopo il Buonar-
5   ruoto, del più eccellente scultore et architetto che fosse nell'arte, si
    stava in Firenze per fare le due figure di marmo che dovevano porsi
    sopra la porta che volta alla Misericordia del tempio di San Giovanni,
    gli fu dato a imparare l'arte della scultura un giovanetto, figliuolo di
    Antonio di Iacopo Tatti, il quale aveva la natura dotato di grande in-
10   gegno e di molta grazia nelle cose che faceva di rilievo; per che, cono-
    sciuto Andrea quanto nella scultura dovesse il giovane venire eccel-
    lente, non mancò con ogni accuratezza insegnargli tutte quelle co-
    se che potevano farlo conoscere per suo discepolo. E così aman-
    dolo sommamente et ingegnandosi con amore, e dal giovane essendo
15   parimente amato, giudicarono i popoli che dovesse non pure essere
    eccellente al pari del suo maestro, ma che lo dovesse passare di gran
    lunga. E fu tanto l'amore e benivolenza reciproca fra questi, quasi
    padre e figliuolo, che Iacopo non più del Tatta, ma del Sansovino
    cominciò in que' primi anni a essere chiamato, e così è stato e sarà
20   sempre.
    Cominciando dunque Iacopo a esercitare, fu talmente aiutato dalla
    natura nelle cose che egli fece, che, ancora che egli non molto studio
    e diligenzia usasse talvolta nell'operare, si vedeva nondimeno in
    quello che faceva facilità, dolcezza, grazia et un certo che di leggiadro,
25   molto grato agli occhi degli artefici, intantoché ogni suo schizzo, o
    segno, o bozza ha sempre avuto una movenzia e fierezza che a pochi
    scoltori suole porgere la natura. Giovò anco pur assai all'uno et al-
    l'altro la pratica e l'amicizia che nella loro fanciullezza, e poi nella
    gioventù, ebbero insieme Andrea del Sarto et Iacopo Sansovino; i
30   quali seguitando la maniera medesima nel disegno, ebbero la medesi-
    ma grazia nel fare, l'uno nella pittura e l'altro nella scultura: per che,
    conferendo insieme i dubbii dell'arte e facendo Iacopo per Andrea
    modelli di figure, s'aiutavano l'un l'altro sommamente. E che ciò sia
    vero, ne fa fede questo, che nella tavola di San Francesco delle mo-
35   nache di via Pentolini è un San Giovanni Evangelista, il quale fu ri-
    tratto da un bellissimo modello di terra che in quei giorni il Sansovino
    fece a concorrenzia di Baccio da Monte Lupo, perché l'Arte di Por'
    Santa Maria voleva fare una statua, di braccia quattro di bronzo, in
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