Volume 6

Edizione Giuntina
    rispose di sì. Così, fattogli dare il marmo, gli condusse, che son le
    miglior' figure che vi sieno; e gli fece dare messer Francesco Aldo-
    vrando ducati trenta d'amendue.
    Stette Michelagnolo in Bologna poco più d'uno anno: e vi sarebbe
5   stato più, per satisfare alla cortesia dello Aldovrandi, il quale l'amava
    e per il disegno e perché, piacendoli come toscano la pronunzia del
    leggere di Michelagnolo, volentieri udiva le cose di Dante,
    del Petrarca e del Boccaccio et altri poeti toscani. Ma perché cono-
    sceva Michelagnolo che perdeva tempo, volentieri se ne tornò a Fio-
10   renza; e fe' per Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici, di marmo, un
    San Giovannino; e poi, dreto a un altro marmo, si messe a fare un
    Cupido che dormiva, quanto il naturale; e finito, per mezzo di Bal-
    dassarri del Milanese fu mostro a Pierfrancesco per cosa bella, che,
    giudicatolo il medesimo, gli disse: «Se tu lo mettessi sotto terra, sono
15   certo che passerebbe per antico: mandandolo a Roma acconcio in
    maniera che paressi vecchio, e' ne caveresti molto più che a venderlo
    qui». Dicesi che Michelagnolo l'acconciò di maniera che pareva an-
    tico: né è da maravigliarsene, perché aveva ingegno da far questo e
    meglio. Altri vogliono che 'l Milanese lo portassi a Roma e lo sotter-
20   rassi in una sua vigna, e poi lo vendessi per antico al cardinale San
    Giorgio ducati dugento. Altri dicono che gliene vendé un che faceva
    per il Milanese, che scrisse a Pierfrancesco che facessi dare a Miche-
    lagnolo scudi trenta, dicendo che più del Cupido non aveva avuti,
    ingannando il Cardinale, Pierfrancesco e Michelagnolo; ma inteso
25   poi, da chi aveva visto, che 'l putto era fatto a Fiorenza, tenne modi
    ch'e' seppe il vero per un suo mandato, e fece sì l'agente del Milanese
    gl'ebbe a rimettere, e riebbe il Cupido. Il quale venuto nelle mani
    al duca Valentino e donato da lui alla marchesana di Mantova, che
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Edizione Torrentiniana
    opera molti ignudi, appoggiati, ritti et a sedere; e con tanta diligenzia
30   e pulitezza lavorò questa opera, che certamente delle sue pitture in tavola,
    ancora che poche siano, è tenuta la più finita e la più bella che si truovi.
    Finita che ella fu, la mandò a casa Agnolo coperta; e per un mandato
    con essa, con una poliz[z]a chiedeva settanta ducati per suo pagamento.
    Parve strano ad Agnolo, ch'era assegnata persona, spendere tanto in
35   una pittura, se bene e' conosceva che più valesse: e disse al mandato che
    bastavano XL, e gliene diede; onde Michele Agnolo gli rimandò indietro,
    mandandogli a dire che cento ducati o la pittura gli rimandasse indietro.
    Per il che Agnolo, a cui l'opera piaceva, disse: «Io gli darò quei LXX»;
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