Volume 5

Edizione Giuntina
   
VITA DI NICCOLÒ SOGGI.
   
PITTORE
    Fra molti che furono discepoli di Pietro Perugino, niuno ve n'ebbe,
    dopo Raffaello da Urbino, che fusse né più studioso né più diligente
5   di Niccolò Soggi, del quale al presente scriviamo la Vita. Costui,
    nato in Fiorenza di Iacopo Soggi, persona da bene, ma non molto
    ricca, ebbe col tempo servitù in Roma con messer Antonio dal
    Monte, perché avendo Iacopo un podere a Marciano in Valdichiana
    e standosi il più del tempo là, praticò assai, per la vicinità de' luoghi,
10   col detto messer Anton di Monte. Iacopo dunque, vedendo questo
    suo figliuolo molto inclinato alla pittura, l'acconciò con Pietro Peru-
    gino, et in poco tempo col continuo studio acquistò tanto, che non
    molto tempo passò che Pietro cominciò a servirsene nelle cose sue,
    con molto utile di Nicolò, il quale attese in modo a tirare di prospet-
15   tiva et a ritrarre di naturale, che fu poi nell'una cosa e nell'altra
    molto eccellente.
    Attese anco assai Niccolò a fare modelli di terra e di cera, ponendo
    loro panni addosso e carte pecore bagnate; il che fu cagione che egli
    insecchì sì forte la maniera, che mentre visse tenne sempre quella
20   medesima, né per fatica che facesse se la poté mai levare da dosso.
    La prima opera che costui facesse, doppo la morte di Pietro suo mae-
    stro, si fu una tavola a olio in Fiorenza nello spedale delle donne di
    Bonifazio Lupi in via Sangallo, cioè la banda di dietro dell'altare,
    dove l'Angelo saluta la Nostra Donna, con un casamento tirato in
25   prospettiva, dove sopra i pilastri girano gl'archi e le crociere, secondo
    la maniera di Piero. Dopo, l'anno 1512, avendo fatto molti quadri di
    Nostre Donne per le case dei cittadini, et altre cosette che si
    fanno giornalmente, sentendo che a Roma si facevano gran cose, si
    partì di Firenze, pensando acquistare nell'arte e dovere anco avan-
30   zare qualche cosa, e se n'andò a Roma, dove avendo visitato il detto
    messer Antonio di Monte, che allora era cardinale, fu non sola-
    mente veduto volentieri, ma sùbito messo in opera a fare in quel
    principio del pontificato di Leone, nella facciata del palazzo, dove è
    la statua di maestro Pasquino, una grand'arme in fresco di papa
35   Leone, in mezzo a quella del Popolo romano e quella del detto car-
    dinale. Nella quale opera Niccolò si portò non molto bene, perché
    nelle figure d'alcuni ignudi che vi sono et in alcune vestite, fatte per
    ornamento di quell'armi, cognobbe Niccolò che lo studio de' modegli
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