Volume 4

Edizione Giuntina
   
VITA DI VINCENZIO DA SAN GIMIGNANO
   
E TIMOTEO DA URBINO.
   
PITTORI.
    Dovendo io scrivere, dopo Andrea da Fiesole scultore, la Vita di due
5   eccellenti pittori, cioè di Vincenzio da S. Gimignano di Toscana e di
    Timoteo da Urbino, ragionerò prima di Vincenzo, essendo quello che è
    di sopra il suo ritratto, e poi immediate di Timoteo, essendo stati qua-
    si in un medesimo tempo et ambidue discepoli et amici di Raffaello.
    Vincenzio dunque, il quale per il grazioso Raffaello da Urbino
10   lavorò in compagnia di molti altri nelle Logge papali, si portò di
    maniera che fu da Raffaello e da tutti gl'altri molto lodato. Onde
    essendo per ciò messo a lavorare in Borgo, dirimpetto al palazzo di
    messer Giovan Battista dall'Aquila, fece con molta sua lode in una
    faccia di terretta un fregio, nel quale figurò le nove Muse
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Edizione Torrentiniana
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VINCENZIO DA SAN GIMIGNANO.
   
PITTORE.
    Quanto obligo debbono avere gli scultori e ' pittori alla aria di Roma
    et a quelle poche antiquità che la voracità del tempo e la ingordigia del
    fuoco, malgrado loro, vi hanno lasciato! Con ciò sia che ella uno altro
20   spirito in corpo forma, et in uno altro gusto lo appetito converte; at-
    tesoché infiniti si sgannano da una vana pazzia un tempo seguitata, i
    quali nel vedere le mirabili fatiche di tanti antichi e moderni artefici
    che v'hanno operato, i passati errori abbandonano, e seguitando
    le vestigie di coloro che trovarono la buona via conducono le cose loro
25   a perfezzione di una bella maniera, et imitando quel buono che e' veg-
    gono, sono cagione che quegli che vi stanno fanno il medesimo. Come
    veggiamo che fece Vincenzio da San Gimignano pittore, il quale ne
    lo accostarsi al grazioso Rafaello da Urbino, fu di quegli che lavorarono
    nelle Logge papali; onde gli avvenne che piacendogli molto quella terri-
30   bilità del chiaro oscuro che lavoravano nelle facciate delle case Matu-
    rino e Polidoro, si mise ancor egli in animo di seguir l'orme loro. Per
    il che fece in Borgo, dirimpetto al palazzo di messer Giovan Batista
    da l'Aquila, una facciata di terretta, nella quale in un fregio figurò
    le nove Muse con Apollo in mez[z]o, e sopra vi condusse alcuni leoni,
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