Volume 2

Edizione Giuntina
    sul canto della piazza di S. Niccolò della via del Cocomero, che
    pochi anni sono l'uno e l'altro fu rifatto da peggior maestro che
    Iacopo non era; et ai Tintori quello che è a S. Nofri sul canto delle
    mura dell'orto loro, dirimpetto a S. Giuseppo.
5   In questo mentre, essendosi condotte a fine le volte d'Orsanmi-
    chele sopra i dodici pilastri e sopra esse posto un tetto basso alla
    salvatica, per seguitare quando si potesse la fabrica di quel palazzo
    che aveva a essere il granaio del Comune, fu dato a Iacopo di Ca-
    sentino, come a persona allora molto pratica, a dipignere quelle volte,
10   con ordine che egli vi facesse, come vi fece, con i Patriarci alcuni
    Profeti e i primi delle tribù: che furono in tutto sedici figure in cam-
    po az[z]urro d'oltramarino- oggi mezzo guaste- senza gl'altri orna-
    menti. Fece poi nelle facce di sotto e nei pilastri molti miracoli della
    Madonna e altre cose che si conoscono alla maniera.
15   Finito questo lavoro tornò Iacopo in Casentino, dove poi che in
    Pratovecchio, in Poppi e altri luoghi di quella valle ebbe fatto molte
    opere, si condusse in Arezzo, che allora si governava da se medesima
    col consiglio di sessanta cittadini de' più ricchi e più onorati, alla cura
    de' quali era commesso tutto il reggimento: dove nella capella princi-
20   pale del Vescovado dipinse una storia di S. Martino, e nel Duomo
    Vecchio, oggi rovinato, pitture assai, fra le quali era il ritratto di papa
    Innocenzo Sesto nella capella maggiore. Nella chiesa poi di S. Barto-
    lomeo, per lo capitolo de' canonici della Pieve, fece la facciata dov'è
    l'altar maggiore e la capella di S. Maria della Neve, e nella Compagnia
25   vecchia di S. Giovanni de' Peducci fece molte storie di quel Santo, che
    oggi sono coperte di bianco. Lavorò similmente nella chiesa di S. Do-
    menico la capella di S. Cristofano, ritraendovi di naturale il Beato
    Masuolo che libera dalle carcere un mercante de' Fei che fece far
    quella capella; il quale Beato ne' suoi tempi, come profeta, predisse
30   molte disaventure agl'Aretini. Nella chiesa di S. Agostino fece a
    fresco, nella capella e all'altar de' Nardi, storie di S. Lorenzo con
    maniera e pratica maravigliosa. E perché si esercitava anche nelle
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Edizione Torrentiniana
    a' Tintori quello che è a Santo Nofri sul canto delle mura dell'orto loro,
    dirimpetto a San Giuseppo. Fece in San Michele in Orto alcune pitture,
35   et in Casentino, in Pratovecchio e in tutte le chiese, molte cappelle e figure,
    che seminate in diversi luoghi per Casentino si veggono ancora. Lavorò
    in Arezzo nel Duomo Vecchio e per il capitolo della Pieve; nella chiesa
    di San Bartolomeo fece la facciata dello altar maggiore, e nella
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